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La laguna oltre Venezia

Cinquantacinquemila ettari d'acqua che si sarebbero interrati da secoli se la Repubblica non avesse passato quattrocento anni a impedirlo. La laguna è un'opera pubblica che ha preso l'aspetto di un paesaggio.


La laguna vista dall'alto: Venezia al centro, le isole, le velme e la lunga striscia del Lido che separa l'acqua dall'Adriatico
Vista dall'alto, la laguna si svela: i canali, le isole costruite, le barene e i banchi di sabbia, i movimenti dell'acqua e l'impronta lasciata dall'uomo sul suo ambiente.

Una laguna è uno stato instabile. Vive fra due minacce esattamente contrarie: i fiumi che la interrano depositandovi i limi, e il mare che la svuota portandone via i fondali. Lasciata a sé stessa diventa palude, poi prato, poi terraferma, è quel che è successo a tutte le sue vicine dell'Adriatico. Se quella di Venezia esiste ancora, è perché un'amministrazione se ne è occupata senza interruzione per otto secoli.

Il lavoro fu colossale ed è quasi invisibile. Fra il Trecento e il Seicento la Repubblica deviò i propri fiumi uno per uno, il Brenta a sud, il Sile e il Piave a nord, perché sfociassero in mare anziché nel bacino. Vietò di dissodare le rive, piantò pali per fissare i canali, scavò, spurgò, misurò. Una magistratura apposita, i Savi ed Esecutori alle Acque, aveva autorità su tutto ciò che riguardasse l'acqua, e le sue decisioni prevalevano su quelle dei proprietari. Poi, nel Settecento, venne il cantiere più grande di tutti: i murazzi, una muraglia di blocchi istriani lunga venti chilometri, posata lungo i litorali per fermare il mare. Fu compiuta nel 1782. Quindici anni dopo la Repubblica non c'era più.

Quel che si vede da un vaporetto va dunque imparato. Le larghe distese piatte di erba bassa che affiorano con la bassa marea sono le barene, barene salmastre naturali e veri polmoni del sistema: assorbono le maree e nutrono gli uccelli. Le velme, più basse, si scoprono solo con le acque minime. In mezzo serpeggiano i ghebi, canaletti minuscoli da cui l'acqua entra ed esce. E ovunque, piantate a tre o a cinque, le bricole, fasci di pali di rovere che segnano le vie navigabili. In laguna si naviga come si va su una strada: fuori dal canale ci sono quaranta centimetri d'acqua e poi fango, e l'elica ci si pianta.

La storia di questo specchio d'acqua non è del resto solo quella di Venezia. Nel VII secolo la sede del ducato era a Eraclea, sul litorale nord, e Torcello ne era il grande porto e la sede vescovile; nell'VIII il ducato passò a Malamocco, sul Lido; si insediò a Rialto solo nell'810, dopo un attacco franco. Ogni trasloco seguiva la stessa logica: più lontano dalla terraferma, più al centro dell'acqua. Le isole del nord si svuotarono poi lentamente, man mano che i fiumi portavano i loro limi, la malaria si insediava e il porto si spostava, Torcello arrivò a ventimila abitanti, adesso ne ha una decina.

Quel vuoto ha fatto della laguna una riserva per le funzioni che in città non si volevano. Vi si misero i vetrai, per il fuoco; i folli e i contagiosi, per la paura; poi le polveriere, i lazzaretti, i forti, i cimiteri, i conventi. Vi si è anche coltivato: Sant'Erasmo e le Vignole hanno nutrito Venezia di ortaggi per secoli, e un po' lo fanno ancora. E vi si è sempre pescato, a Burano, a Pellestrina, a Chioggia, e nelle valli da pesca, specchi arginati dove si alleva pesce dal Medioevo.

Oggi l'equilibrio si è spostato di nuovo. Lo scavo dei canali petroliferi, la subsidenza del suolo e l'innalzamento del mare fanno sì che il mare, da cui la Repubblica si proteggeva, entri ormai più in fretta di quanto esca. La risposta contemporanea si chiama MOSE: settantotto paratoie mobili posate sul fondo delle tre bocche, che si sollevano quando la marea prevista supera una certa soglia. È lo stesso ragionamento dei murazzi, due secoli e mezzo dopo, con l'acciaio al posto della pietra.

Dieci luoghi, dal nord della laguna al sud

La Serenissimap ne porta 71, ciascuno con la sua scheda.

01Torcello

nord della laguna · una decina di abitanti

Il primo grande porto della laguna, sede vescovile quando Venezia non era nulla, el'immagine più netta di ciò che possono il limo e la malaria: ventimila persone, un vescovo e un porto sono diventati un prato, un canale e due fra i più begli edifici del Veneto. Andateci presto o tardi; fra due battelli il silenzio è totale.

02Mazzorbo

nord della laguna, unita a Burano da un ponte di legno

Un tempo Maiurbium, la città maggiore, oggi quella silenziosa: vigne, orti, una chiesa gotica e la campana più antica della laguna, fusa nel 1318. La vigna murata che vi si trova produce la dorona, un vitigno dorato autoctono che era quasi scomparso.

03Burano

nord della laguna · merletto e case dipinte

I colori non sono folclore: i pescatori dipingevano la casa per riconoscerla dall'acqua nella nebbia, e le tinte sono tuttora soggette ad autorizzazione. L'altro mestiere dell'isola era il merletto ad ago, tanto lento che un colletto poteva richiedere anni, la scuola riaprì nel 1872 per salvarlo, e il museo mostra la differenza fra la mano e la macchina.

Un rio di Burano fiancheggiato da case dipinte e barche ormeggiate
Due vicini non hanno mai lo stesso colore, ed è tutto il senso: nella nebbia, il pescatore che rientrava riconosceva la propria facciata dalla tinta. Le tinte sono tuttora soggette ad autorizzazione.

04San Francesco del Deserto

nord della laguna · comunità francescana, visita su richiesta

Quattromila cipressi, un chiostro, una manciata di frati e nemmeno un negozio. La tradizione vi fa passare Francesco d'Assisi di ritorno dall'Egitto nel 1220; di certo c'è che la comunità occupa l'isola quasi ininterrottamente da allora. Serve una barca privata da Burano, e vale il disturbo.

L'isola di San Francesco del Deserto, i suoi cipressi e il monastero, Burano in fondo
Quattromila cipressi attorno a un chiostro, e Burano all'orizzonte con il suo campanile pendente. In mezzo, le barene, le paludi salmastre che respirano con la marea.

05Murano

a nord di Venezia · il vetro dal 1291

Le fornaci vi furono trasferite nel 1291, ufficialmente per il rischio d'incendio in una città di legno, e comodamente perché così i segreti di fabbrica stavano su un'isola sorvegliata. I maestri avevano privilegi e il divieto di andarsene. Andateci per il museo del vetro e per l'abside dei Santi Maria e Donato, più che per le vetrine di souvenir.

06Sant'Erasmo

a est della laguna · l'orto

Grande quasi quanto Venezia e quasi tutta a ortaggi, di qui venivano le verdure della città, e il carciofo violetto che vi si coltiva ha ancora la sua stagione e il suo prezzo. Nessun monumento degno di nota: andateci per gli orizzonti piatti, le strade sterrate e una bicicletta.

07San Lazzaro degli Armeni

al largo del Lido · monastero armeno, visita guidata ogni giorno

Un'antica lebbrosaria concessa nel 1717 a un abate armeno in fuga dagli ottomani, e monastero senza interruzioni da allora, anche sotto Napoleone, che soppresse tutto il resto e lo risparmiò classificandolo come accademia. La biblioteca conserva migliaia di manoscritti armeni. Byron ci veniva a imparare la lingua.

08Malamocco

il Lido · capitale della laguna prima di Venezia

Per una settantina d'anni fu la sede del ducato, finché una flotta franca impose il ripiegamento su Rialto nell'810. Il vecchio borgo andò poi perduto e fu ricostruito più all'interno; quello che si percorre oggi è un paese veneziano completo in miniatura, canale, campo, loggia, municipio, a cinque minuti da una spiaggia.

09Pellestrina

il lido sud · undici chilometri di lunghezza, poche centinaia di metri di larghezza

Un filo di terra, il mare da una parte e la laguna dall'altra, quattro paesi di pescatori, e su tutto il bordo esposto i murazzi, la diga settecentesca, ancora al suo posto. Camminateci sopra: a sinistra l'Adriatico, a destra le barche e le reti stese ad asciugare.

10Chioggia

estremità sud della laguna · circa 50 000 abitanti

La pianta di Venezia, a metà scala e con le automobili: un lungo corso rettilineo, canali ai due lati, calli che se ne staccano ad angolo retto, e in fondo la più grande flotta peschereccia dell'Adriatico. La guerra combattuta qui nel 1379-1380 per poco non finì la Repubblica. Il mercato del pesce del mattino è la vera ragione per venirci.

Domande frequenti

Qual è la superficie della laguna di Venezia?

Circa 550 chilometri quadrati, ossia 55 000 ettari, il che ne fa la più vasta laguna del Mediterraneo. Le cifre pubblicate variano secondo ciò che si conta come laguna: acqua libera, velme, barene e valli da pesca non sono sempre sommate. Venezia e la sua laguna sono patrimonio mondiale UNESCO dal 1987.

Quante isole abitate ci sono nella laguna?

Dieci, secondo l'ultimo censimento ISTAT. Il litorale del Lido conta 17 848 abitanti, Murano 4 968, Pellestrina 4 471, Burano 3 267, Sant'Erasmo 771, Mazzorbo 364, le Vignole 69, Torcello 25, Mazzorbetto 10 e San Clemente 1. Decine di altre sono vuote, antichi monasteri, lazzaretti o polveriere.

Perché la laguna non si è interrata?

Perché la Repubblica passò quattro secoli a impedirlo. I fiumi portano sedimenti, e una laguna lasciata a sé stessa si interra, diventa palude, poi terra. Venezia deviò il Brenta, il Sile e il Piave fuori dal bacino, e delimitò il confine con i cippi di conterminazione. La laguna è un'opera pubblica che ha preso l'aspetto di un paesaggio.